Manager di Destinazione o la funzione del Destination Manager?
Manager di Destinazione o la funzione del Destination Manager?
Facciamo chiarezza
Negli ultimi anni il termine Destination Manager è entrato con forza nel linguaggio del turismo. Lo si ritrova ovunque: nei convegni, nei social, negli articoli di settore. È diventato quasi una parola simbolo, associata a marketing, innovazione e sviluppo.
Ma proprio questa diffusione ha generato una confusione di fondo.
Perché non sempre a questa definizione corrisponde una vera figura professionale ma una funzione
È quindi necessario fare un passo indietro e chiarire.
Non è solo una questione di parole
Quando si parla di Destination Manager, nella maggior parte dei casi si fa riferimento a un ruolo legato alla promozione: marketing territoriale, comunicazione, gestione dell’immagine della destinazione.
Si tratta di attività importanti, ma non sufficienti a definire una professione complessa.
Il Manager di Destinazione, suffragato dalla legge made in Italy art 31 invece, si colloca su un altro piano.
Non si limita a promuovere un territorio: lo organizza, lo struttura, ne coordina lo sviluppo. È la figura che lavora sulla costruzione del sistema turistico di Destinazione, mettendo in relazione istituzioni, imprese, comunità locali e operatori.
È, in sostanza, il professionista che trasforma un territorio in una destinazione.
Per anni questa figura è stata utilizzata in modo ampio, spesso senza una definizione condivisa. Si è parlato di competenze, di visione, di strategie, ma raramente si è affrontato il tema centrale:
- Esiste un riconoscimento professionale?
- Esistono criteri chiari?
- Esiste un sistema di qualificazione?
Senza questi elementi, il rischio è quello di restare nel campo della comunicazione, più che in quello delle professioni.
Il riferimento normativo art.31 del 206/2023 oltre ad essere la prima legge sulle Destinazioni è la prima a riconoscere la multilateralità delle Competenze del Manager di Destinazione e come figura professionale necessita della Legge 4/2013;
Un primo punto fermo è rappresentato dalla legge 4/2023 che disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi.
È una legge importante perché consente di dare forma e professionalità a figure professionali che non hanno un albo, ma operano comunque nel mercato.
E chiarisce un aspetto fondamentale:
l’Attestazione di Qualità non è automatica, né legata alla partecipazione a un corso. Viene rilasciata solo dopo una verifica dei requisiti professionali, delle competenze e dell’esperienza.
Questo significa che la qualificazione non si ottiene per dichiarazione, ma attraverso un percorso serio e verificabile.
Il ruolo determinante della FIPTES (Federazione Italiana Professionisti Trekkincittà e Turismo Esperienziale)
In questo contesto si inserisce il lavoro portato avanti da FIPTES.
FIPTES, in quanto associazione di categoria riconosciuta ai sensi della Legge 4/2013, svolge un ruolo centrale nella definizione e nella qualificazione delle professioni legate al turismo esperienziale.
Non si limita a fare formazione, ma:
• definisce le figure professionali;
• stabilisce standard e requisiti;
• gestisce due Registri Nazionali dei professionisti;
• rilascia l’Attestazione di Qualità e Qualificazione dei servizi.
Ed è proprio all’interno di questo sistema che è stata inserita una nuova figura:
il Manager di Destinazione del Turismo Esperienziale.
Si tratta di un passaggio significativo, perché per la prima volta questa figura trova una collocazione chiara all’interno di un sistema professionale organizzato.
Un lavoro di sistema
Questo risultato è frutto di un lavoro condiviso da FIPTES con Culturitalia dalla prima presentazione dopo l’approvazione della legge e la nascita del modello Culturitalia Cooltouritaly
Da un lato il contributo di Federcomtur e del modello CulturItalia, sviluppato dal dott. Claudio Pisapia, che ha contribuito a definire il concetto di Sistema Turistico di Destinazione e a promuovere una visione più evoluta della governance turistica.
Dall’altro il ruolo di EPLI nella persona del Presidente Pasquale Ciurleo, che ha sostenuto questo modello e lo ha collegato ai territori attraverso la rete delle Pro Loco, rafforzando il legame con le comunità locali.
Da questa collaborazione nasce anche l’Agente di Comunità propedeutico alla figura del manager di destinazione
Una figura che tiene insieme territorio ed esperienza
Il Manager di Destinazione si caratterizza per una competenza fondamentale: la capacità di leggere il territorio nella sua interezza.
Non solo in termini di attrattività turistica, ma anche di identità, cultura, tradizioni e sistema produttivo.
È una figura che integra:
• il turismo esperienziale, basato sull’autenticità e sul coinvolgimento;
• il Made in Italy, inteso come insieme di eccellenze, saperi e reputazione.
Questa capacità di sintesi è oggi uno degli elementi più rilevanti per la competitività delle destinazioni.
Dalla definizione alla professione
Per molto tempo il termine “destination manager” è stato utilizzato in modo generico, senza criteri condivisi ne attestazioni normative.
Oggi si apre una fase diversa.
Non si tratta più di descrivere un ruolo, una funzione, ma di costruire una professione.
Significa definire competenze, stabilire standard, garantire qualità e offrire un sistema di Attestazione di Qualità e Qualificazione Professionale.
Per Finire
Il turismo italiano ha bisogno di evolversi e di dotarsi di figure professionali adeguate alla complessità attuale e considerato che I sistemi turistici di destinazione cardini del modello di Governance sono esperienziali, emozionali, unici e attenti alla comunità locale con il concetto di Umanesimo del Turismo
Il Manager di Destinazione Turismo Esperienziale rappresenta un passo in questa direzione: una figura che non nasce dalla comunicazione, ma da un percorso di definizione e qualificazione.
Non un’etichetta, ma una professione.
Ed è su questo terreno che si giocherà il futuro delle destinazioni.
